12 febbraio 2018

Sogno n. 330



Stavo guardando le mie cose. Erano sistemate in un armadio che stava dentro una roulotte o comunque in un posto povero, arrangiato. 

La cosa non mi piaceva e attribuivo il fatto che non mi piacesse all’essere finalmente cambiato. Infatti adesso non mi accontentavo più di possedere cose mediocri.

Interpretazione

Questo sogno è stato fatto da una persona che fino ad allora aveva sempre pensato "in piccolo", ma a livello cosciente non se ne era mai resa conto. Adesso ne diventa consapevole grazie al sogno e si propone di cambiare.

Se per misurare le cose scegliamo il millimetro, anche un oggetto piccolo ci sembrerà grande. Per fare un esempio concreto, ci sembrerà di avere fatto un grosso regalo alla nostra donna se le abbiamo offerto una cena in una trattoria di modesto livello.

Ci sono persone, anche intelligenti e colte come Piero Angela, che ai sogni attribuiscono solo una funzione riduttiva di tipo neurofisiologico. Sarebbe fin troppo facile dire che molto probabilmente le teorie di questo tipo servono a queste persone per difendersi da qualcosa che mette loro paura. Non lo farò, mi limiterò a far notare che le loro teorie sono smentite dal lunghissimo elenco di sogni che vado proponendo qui oramai da molto tempo. 

Il che non significa che “tutti” i sogni abbiano un significato nascosto che può essere interpretato una volta che si conosca la “lingua” in cui sono espressi. Ci sono infatti sogni talmente ingarbugliati che risulta arduo perfino immaginare che possano contenere un significato qualsiasi. Ma il fatto che non tutte le pietre siano adatte per tirare su dei muri non significa che non ce ne siano altre che un muratore esperto (inconscio) sa usare per costruire quello che ha in mente.



13 gennaio 2018

Sogno n. 329



Vado al mare nella spiaggia libera compresa fra due stabilimenti balneari e vedo che in lontananza si stanno formando dei grossi cavalloni

Ho paura, penso che tra poco si avvicineranno e mi travolgeranno, allora cerco di allontanarmi dalla spiaggia, ma quando sono sulla strada vedo che dal fondo della via il mare sta avanzando inesorabilmente verso di me con dei cavalloni che arrivano fino ai palazzi delle abitazioni.

Sono terrorizzata, così cerco una via di fuga ritornando verso la spiaggia. Guardo frettolosamente dove posso attaccarmi per non essere strappata via dall'acqua. Penso di nascondermi dietro un muro, ma subito dopo capisco che l'acqua lo travolgerà. Allora decido di attaccarmi alla rete che funge da divisorio fra la spiaggia libera e lo stabilimento balneare. Non so se ce la farò a resistere alla furia dell'acqua. Il mare mi investe ed io mi tengo saldamente alla rete, penso che mi porterà via, l'acqua è troppo potente. Invece riesco a resistere, pensavo che sarebbe finita peggio.

Interpretazione

Ennesima variazione sul tema pressoché infinito rappresentato dalla paura prodotta dall'affiorare di emozioni molto intense

Nota positiva da sottolineare: contrariamente a quanto previsto, la sognatrice riesce a resistere e la vicenda si conclude meglio di quanto pensasse. 

A prima vista potrebbe sembrare strano che una rete le garantisca una protezione migliore di quella offerta da un muro, ma ogni perplessità sparisce se si pensa che un muro blocca l'acqua (le emozioni) a differenza di una rete che invece la lascia ancora fluire pur offrendo sostegno e ancoraggio. Fuor di metafora: le emozioni non devono essere bloccate, decono essere lasciate libere di vivificare l'esistenza. Anche perché il blocco delle emozioni è sempre illusorio quindi impossibile da realizzare. Nel sogno infatti lei si rende conto che il muro sarebbe travolto dall'acqua.

Ecco un esempio delle sfumature sottilissime, ma cariche di significato, di cui è capace l'inconscio che produce i sogni.


2 dicembre 2017

Sogno n. 328



Mi trovavo in un albergo e chiedevo dove era il bagno. Mi mandavano all'ultimo piano, entravo nel bagno e vedevo che era sporchissimo, con il WC pieno di cacca.

Facevo la pipì e mi sporcavo di cacca. Mentre ero lì, dalla tazza usciva dell'acqua che mi bagnava e mi faceva provare un totale senso di schifo.

Allora scendevo e cercavo il direttore con il quale mi arrabbiavo molto rimproverandolo per tutto lo schifo che c'era in quell'albergo. Ero molto incazzata con lui perché non faceva pulire bene e pensavo che io sarei stata più brava nel pulire, avrei tenuto il bagno pulitissimo.

Interpretazione

La paziente che ha fatto questo sogno si trova in una fase meno avanzata dell'analisi rispetto ai pazienti dei tre sogni precedenti. Infatti usa ancora in maniera massiccia il meccanismo di difesa rappresentato dalla PROIEZIONE. Infatti la cacca di cui parla il sogno non è la SUA, ma di altre persone perciò lei non se ne sente per niente responsabile. Anzi, è convinta che lei sarebbe stata più brava nel pulire, che avrebbe tenuto il bagno pulitissimo, perciò non prova vergogna ma indignazione. E rimprovera il direttore. Può permetterselo perché è convinta che la responsabilità per lo "sporco" non ricade su se stessa, ma su un'altra persona.

Questa è la sensazione piacevole che ci procura la PROIEZIONE. Però la paghiamo a caro prezzo perché ci impedisce di prendere contatto e diventare consapevoli  delle "nostre" parti "cattive". Consapevolezza che rappresenta l'unico modo per elaborarle-integrarle-superarle. Ma torno subito al sogno, anche se il discorso sulla PROIEZIONE meriterebbe ben altro spazio a causa delle sue enormi ripercussioni sul piano delle relazioni interpersonali, su quello della politica e su quello dell'etica come viene concepita nelle religioni.

Nel direttore, dunque, possiamo vedere rappresentato sia il Super-Io della sognatrice sia una persona del mondo esterno sulla quale lei carica la responsabilità di quello che considera "sporco". La prima ipotesi di lavoro, il primo pensiero va naturalmente alla figura del padre della sognatrice.Come dire che, se non è zuppa, è pan bagnato.

Ultima notazione: la sognatrice precisa che viene mandata all’ultimo piano. Forse vuole sottolineare la scomodità dell’operazione di pulizia che avviene nello studio dell’analista che si trova su un piano molto alto del palazzo.